Per chi volesse capire chi invade chi, ecco un estratto, parola per parola, dell'Atlante Geopolitico Garzanti del 1999
Nonostante la sua potenza nucleare, la Russia subisce un arretramento catastrofico che ricorda, in proporzione, il disastro di Weimar all'inizio degli anni '20 [del novecento, R.F.].
La periferia russa, che Mosca aveva cercato di mantenere nell'ambito della comunità degli Stati Indipendenti (CSI), si sgretola.
Il più grave dei regressi russi sarà la separazione crescente - incoraggiata dagli Stati Uniti - dell'Ucraina (52 milioni di abitanti), centro slavo per eccellenza. Il distacco dell'Ucraina e la sua eventuale adesione alla NATO avranno come conseguenza l'emarginazione della Russia e la sua riduzione, in futuro, a potenza regionale.
L'Azerbaigian dove, diversamente dagli altri stati della CSI, non vi sono truppe russe, è ugualmente incoraggiato ad allontanarsi dalla Russia - sostenuta in questo dalle compagnie petrolifere americane, tra le quali l'Amoco è la più presente. La vicinanza geografica della Turchia, il petrolio del Caspio e il ruolo di catenaccio del Caucaso settentrionale, in maggioranza musulmano (Dagestan, Cecenia...), fanno dell'Azerbaigian uno stato importante dal punto di vista strategico.
Anche la Georgia si sforza di prendere le distanze nei rapporti con Mosca (asse Taskent-Baku-Tbilisi-Kiev).
Da parte sua, la Russia ricorre a strategie etniche portando aiuto all'Abhasia (Georgia) e agli armeni del Nagorno-Karabah (Azerbaigian).
Infine, ha inizio l'uscita dall'isolamento dell'Asia centrale, grazie soprattutto alle compagnie petrolifere americane. Politicamente, lo stato chiave è l'Uzbekistan, mentre il Turkmenistan e il Kazakhstan sono ricchi di idrocarburi che vengono istradati verso sud. Malgrado i successi dei taliban sostenuti dal Pakistan (e dalla CIA), l'Afghanistan non sembra in grado di trovare una via d'uscita sicura. L'Iran, ovviamente,rappresenta, a questo riguardo, la scelta più coerente. La partita che si gioca nella periferia russa è oggi essenziale.
Teoria del contenimento della Russia "Cuore della Terra" ("Heartland") di Mackinder e definizione di "Rimland" di Spykman
Halford John Mackinder (Gainsborough, 15 febbraio 1861 – Bournemouth, 6 marzo 1947) è stato un geografo, politico, diplomatico, esploratore ed alpinista inglese.
Mackinder era esperto in biologia, storia, legge e strategia; conquistò la vetta del Monte Kenya nel settembre del 1899.
È conosciuto per la sua celebre teoria geopolitica dell'Heartland (traducibile come Cuore della terra), cioè un'area geografica il cui controllo avrebbe consentito di dominare l'intero mondo. La zona in questione era individuata al centro del supercontinente Eurasiatico.
Questa teoria fu elaborata per la prima volta nell'articolo "The Geographical Pivot of History" ("Il perno geografico della storia"), presentato il 25 gennaio 1904 alla Royal Geographical Society, e successivamente pubblicato dal “The Geographical Journal”.
Nicholas John Spykman (1893 – 1943) fu uno studioso americano di geografia e geopolitica.
La sua rivisitazione del pensiero di Halford Mackinder lo portò a riformulare la geopolitica, sottolineando l'importanza del Rimland (la fascia costiera della massa eurasiatica) rispetto all'Heartland (il "cuore della terra", cioè le pianure centroasiatiche) nella visione geostrategica del mondo. Per queste teorie è considerato il padre della "politica di contenimento" attuata dagli Stati Uniti nei confronti dell'ex Unione Sovietica.